| CONSIDERAZIONI SUI TELESCOPI DOBSONIANI |
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| RIFLESSIONI SULL'USO DEL DOBSON |
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Socio del Circolo Astrofili Veronesi da 10 anni. Mi dedico
all’attività divulgativa nell’ambito osservativo, Ma perché un Dobson ? Malgrado le migliaia di
oggetti memorizzati nell’Autostar mi resi conto che la visione non era
altrettanto soddisfacente come su Luna e pianeti, oltre al fatto che per alcuni
periodi dell’anno, Luna a parte, restavo in un certo senso disoccupato. Tutt’altra visione mi si presentò guardando all’oculare
dell’allora telescopio ammiraglio del circolo, un Dobson Odissy 12.5”, ricordo
ancora un M13 da togliere il fiato. Altri perché? Perché il Dobson è un telescopio economico e al di la del
costo iniziale bastano pochi oculari e qualche filtro per sfruttare tutte le
potenzialità dello strumento e non rischi di entrare in quel vortice
spendereccio dato dalla fotografia, perché con il Dobson non si fa foto. Perché un Dobson non ti lascia mai a piedi con le batterie,
non ne ha! Perché un Dobson permette, anche a chi ha modeste capacità
manuali, di addentrarsi nel mondo dell’autocostruzione, basta rispettare alcuni
parametri e per il resto si può spaziare in un’infinità di soluzioni
tecnico/meccaniche costruttive. Ed è da quest’ultimo pensiero che voglio partire con alcune
considerazioni basate sulla mia esperienza nell’autocostruzione. Innanzi tutto il diametro, quale scegliere ? Quale materiale costruttivo? La base invece era in tubolari di acciaio, contrariamente
alle mie aspettative questa struttura mi ha dato problemi di elasticità ( forse
il progetto era da rivedere), però mi sono reso conto di quanto il multistrato
scatolato e incollato opportunamente risulti molto più rigido del metallo. Per i movimenti Azimut/Altezza io dico Teflon! Se a questo abbiniamo un adeguato bilanciamento direi che
non c’è frizione meccanica che possa competere in rapporto anche alla
semplicità costruttiva, il bilanciamento ovviamente si
ottiene con i contrappesi. A mio parere le parti più voluminose del telescopio
devono risultare più leggere possibili, questo per agevolare le operazioni di
carico /scarico, concentrando nel contrappeso la funzione di bilanciamento e
stabilità dello strumento. Applicando questi concetti nel tempo sono riuscito a passare
dai 18/20 kg., solo del corpo principale del telescopio, ai 18 kg. dell’intero
telescopio, più ovviamente i contrappesi. Questa è una sintesi della mia esperienza come auto costruttore, molto probabilmente i criteri costruttivi possono essere più o meno condivisi, sicuramente migliorabili, ma questa è proprio la caratteristica del Dobson, dove una volta rispettate alcune regole si può dar sfogo alle più disparate tecniche e fantasie costruttive. A CURA DI : Mauro Pozzato |
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